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Northern European Energy Grid

Nonostante gli scarsi risultati ottenuti dall”ultimo summit sull’ambiente tenutosi poco più di un mese fa a Copenhagen, in Europa qualcosa si sta muovendo per cercare di raggiungere obbiettivi concreti contro l’inquinamento e l’uso di idrocarburi fossili per la produzione dell’energia elettrica.

Germania, Francia, Belgio, Olanda, Lussemburgo, Danimarca, Svezia, Irlanda e Gran Bretagna stanno progettando infatti la più vasta rete di energia rinnovabile del continente, che entro il 2020 dovrebbe coprire almeno il 20 per cento del fabbisogno energetico totale.
L’ambizioso progetto prevede il collegamento, tramite un’unica rete energetica costituita da cavi ad alto voltaggio, fra le turbine eoliche poste sulla terraferma della Scozia, i pannelli solari tedeschi e i generatori di energia idroelettrica sulle coste belghe, danesi e norvegesi. In questo modo l’Europa settentrionale potrà sfruttare al massimo il suo potenziale nelle fonti rinnovabili ed esportare energia nei paesi più a Sud. L’investimento complessivo è stimato in circa 30 miliardi di euro (finanziati per la maggior parte dalle compagnie energetiche) e dovrebbe completarsi nei prossimi dieci anni assicurando forniture di energia pulita in qualsiasi area e superando il problema della decentralizzazione che spesso riguarda questo genere d’impianti, costruiti in luoghi inaccessibili e lontani dai centri abitati.

Lo stimolo maggiore a questo progetto si deve ai parchi eolici offshore in cantiere nel Mare del Nord, che da soli potrebbero coprire con 100 Gw di potenza fino al 10% dei consumi elettrici europei. Questi impianti sarebbero inutili se non fosse realizzata una rete di cavi sottomarini e di collegamenti con la terraferma. La maxi rete transnazionale potrebbe anche ovviare alla discontinuità delle fonti rinnovabili, smistando l’energia prodotta dai vari impianti nelle zone dove c’è maggior consumo.

Un altro progetto, in fase di realizzazione è invece Desertec. Il deserto del Sahara diventerà il campo per una grande parco di pannelli solari che entro il 2050 dovrebbe fornire il 15% dell’energia consumata in Europa.La piattaforma verrà realizzata con una nuova tecnologia sviluppata dal nobel per la fisica Carlo Rubbia: il CSP, energia solare concentrata. Questa tecnologia è basata su un sistema di specchi per concentrare i raggi del sole su apposite superfici in cui circola un fluido che li accumula, e una volta riscaldato emette vapore che agita apposite turbine per la produzione di elettrcità. Questo sistema, non basato sull’apporto diretto dei raggi del sole, consente di produrre energia 24 ore su 24 per 52 settimane l’anno. L’investimento previsto è di 400 miliardi di dollari e anche in questo caso verrà finanziato da grandi compagnie (ai programma prende però parte anche il governo tedesco).

Da tutto questo discorso emerge però una grande mancanza: in entrambi i progetti infatti, l’Italia non è minimamente coinvolta. Ma forse è meglio realizzare un’inutile quanto ormai obsoleto sistema di centrali nucleari invece che efficenti campi eolici che deturpino il nostro intoccabile paesaggio.



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