Oggi viviamo in una società consumistica, in una società in cui più hai più vali, in una società che non tiene conto della sostenibilità del nostro modo di vivere. Tutto ciò è stato permesso da uno sfruttamento indiscriminato delle risorse, in particolare nell’ultimo secolo, senza pensare minimamente alle conseguenze.
Negli ultimi anni tuttavia si sta prendendo atto del fatto che questo modo di vivere non solo non è sostenibile, ma sta rovinando in maniera indelebile l’ambiente che ci circonda. Pur sapendo che cosa stiamo facendo, la società non vuole cambiare, nessuno vuole rinunciare a ciò che ha, anzi ognuno vuole avere di più, senza pensare troppo a ciò che questo comporta.
A questo punto insorge però un ulteriore problema: il petrolio, la sostanza intorno a cui tutto ruota, comincia a venire meno. E questa non è una visione catastrofistica, ma un dato di fatto. In particolare negli ultimi 30 anni si è assistito ad uno sfruttamento di questa risorsa senza criterio: quasi tutti gli oggetti con cui abbiamo a che fare ogni giorno derivano da esso e i trasporti sono permessi da esso. Pensandoci bene insomma la nostra società è tale solo per il fatto che fino ad ora il petrolio è stato disponibile a costi bassissimi. Si è studiato che, se già non è stato raggiunto nel 2008, il picco del petrolio si raggiungerà in questi anni; una volta superato quel punto, l’offerta sarà sempre inferiore e il mondo si dovrà adeguare.
L’ingresso di Cina e India tra i paesi industrializzati non farà altro che peggiorare la situazione; dopotutto se noi europei abbiamo quasi una macchina a testa, perché loro non possono fare lo stesso? Il problema è che loro contano in tutto quasi 3 miliardi di abitanti e ciò vorrebbe dire incrementare il parco macchine mondiale in maniera decisamente insostenibile.
A questo punto la domanda sorge spontanea: per quanto tempo ancora si potrà vivere come si vive adesso? La risposta è complessa e dipende da tanti fattori, tuttavia in linea di massima si può dire che al massimo entro 5 anni la situazione cambierà radicalmente.
Quindi che fare? Le possibilità sono due: o si continua così e poi si cercherà di adattarsi alla nuova situazione, oppure su può cercare di cambiare da subito il nostro modo di vivere, cercando così di preparare un cuscino su cui atterrare dopo l’inevitabile crollo. Ma è possibile non dipendere più dal petrolio? Ovviamente questo sembra impossibile al momento, tuttavia secondo Rob Hopkins, un esperto di permacultura, è possibile ridurre notevolmente la nostra dipendenza da esso. Come? Si tratta dell’idea di Transizione.
Cos’è? La transizione è un processo che deve avvenire a livello comunitario e che consiste nel rendere un comune sempre meno dipendente dal petrolio e sempre più autosufficiente.
Per attuare un progetto di questo tipo è però necessario riunire tante persone dello stesso paese che credono in questo progetto e che sono disposte a lavorare insieme per migliorare il proprio stile di vita e per essere in maggior sintonia col proprio territorio e con l’ambiente in cui vivono. I modi per realizzare questa idea sono tanti e variano da paese a paese; le idee base sono quelle di valorizzare al massimo il territorio in cui si vive, cercare di produrre in maniera autosufficiente cibo (che spesso prendiamo da paesi dall’altra parte della Terra) ed energia ed imparare dai nostri “nonni” a svolgere lavori pratici a cui non siamo più abituati.
Il libro che mi ha dato l’ispirazione per scrivere questo articolo si chiama: “manuale pratico della transizione” di Rob Hopkins, e lo consiglio a chiunque sia interessato a questa idea. Forse sembra una cosa utopistica, ma perché non provarci?







![Dany [explored 11-04-2010]](http://farm3.static.flickr.com/2401/4510522356_67f7656ae3_s.jpg)







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