[Edizioni Apogeo]
Due giornalisti alle prese con l’annosa questione del futuro del giornalismo. Quali opportunità può offrire il Web alla professione, alla collettività ed alla democrazia? Il giornalismo online si sostituirà definitivamente ai giornali cartacei? E con quali soldi verrà finanziato?
Interrogativi non da poco, su cui tanti ragionano, ma nessuno, né fra i media mainstream tradizionali né fra blogger o testate web, ha trovato ancora la risposta. Qui i due autori propongono dieci tesi: cominciando da i media sono in crisi “ma forse non vale la pena di esultare” parlano di innovazione tecnologica, sicurezza del web, controllo, censura, pubblicità, video riproducibili da chiunque, Habeas data, populismo digitale e proprietà intellettuale.
Dieci eretiche tesi riassumibili in un solo concetto: il digitale è un “nuovo universo” che, appena arrivato, rischia già di scomparire. Ingoiato dall’establishment, normato da una politica letteralmente “ignorante”, condizionato e riconquistato da vecchi e nuovi padroni doganieri, Il digitale potrebbe forse salvarsi alleandosi con il caro e vecchio giornalismo, inteso non come industria, ma come eccellenza professionale, come cane da guardia del potere, come pratica e cultura del Racconto.
In attesa di risposte, i due autori hanno anche istituito un premio di ‘giornalismo 2.0′ per reporter under 35 che realizzano inchieste di cronaca attraverso video, audio, testo, fotografie e animazione. E soprattutto, i diritti d’autore del libro saranno interamente devoluti all’istituzione del premio omonimo “Eretici digitali 2010″, mirato ad esaminare progetti di inchiesta che promuovono un uso innovativo di Internet. (www.ereticidigitali.it)
Massimo Russo, direttore di Kataweb.it testata del gruppo editoriale l’Espresso, è giornalista da vent’anni: ha trascorso i primi dieci nei quotidiani, i secondi on-line. Vittorio Zambardino, inviato di Repubblica per la cultura digitale; nel 1996-97 è stato ideatore, curatore ed in seguito anche publisher del sito Repubblica.it.















A proposito di giornalismo on-line è interessante la proposta di WikiLeaks, un sito web specializzato nella pubblicazione di informazioni e documenti coperti da segreto o comunque riservati, di trasformare l’Islanda in una sorta di paradiso giornalistico offrendo alle fonti e ai giornalisti protezioni legali. Wikileaks ha proposto una serie di norme al parlamento islandese prendendo spunto dalle migliori leggi presenti già in parte in altre nazioni.
Dato che l’Islanda a causa della crisi economica è pressochè fallita potrebbe vedere in queste leggi una possibilità di crescita e sviluppo, speriamo dunque che queste leggi passino per il bene degli islandesi e di tutti i cittadini del mondo.
Ammetto la mia ignoranza sull’argomento. La posizione islandese è comunque molto interessante. E’ un bellissimo esempio di libertà d’informazione in rete. Dal sito di wikileaks ammiro questa citazione: “ Wikileaks has probably produced more scoops in its short life than the Washington Post has in the past 30 years ” ( The National, November 19. 2009)
Quindi, il web è garante di libertà, mentre i giornali rimangono obsoleti, legati alle caste politiche ed ai palazzi? O al contrario il web frantuma e disperde le informazioni?
Se credi di avere la risposta, partecipa ad una bella iniziativa legata al mondo universitario : “I media del domani. Siamo tutti reporter”
caricando i tuoi contenuti su
http://www.ustation.it/