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L’acqua è cosa nostra

… ovvero un piccolo, lungo approfondimento, tra inchiesta e commento, che parla di Privatizzazione dell’Acqua: una manovra non solo economicamente pericolosa ma anche scarsamente conveniente


Con il voto di fiducia alla Camera dei Deputati, si è concluso lo scorso19 Novembre l’esame del decreto 135/09 che determina la definitiva e totale privatizzazione di molti settori di servizi pubblici, primo fra tutti il settore dell’acqua potabile. L’ articolo 15 del cosiddetto provvedimento Ronchi prevede l’obbligo di affidare la gestione dei servizi pubblici a rilevanza economica a società private individuate tramite concorso pubblico, oppure a società a partecipazione mista pubblica e privata, con capitale privato non inferiore al 40%. Entro il 31 Dicembre 2011 sarà messo a gara l’intero Servizio Idrico Nazionale. I soggetti privati saranno dunque autorizzati a gestire le reti ed a incassare le entrate.

Come se non bastasse, sempre lo scorso anno, il Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo ha dato il via libera all’attuazione del decreto legge “Misure straordinarie in materia di risorse idriche e di protezione dell’ambiente” convertito dalla legge n. 13/2009. Con questo provvedimento (considerato illegittimo da una sentenza della Corte Costituzionale dell’ottobre 2008) sono stati stabiliti i criteri per la restituzione delle somme versate dagli utenti per il canone di depurazione delle acque, nonostante la mancanza degli impianti di depurazione, o la loro inattività temporanea. Insomma, oggi è comunque obbligatorio pagare, anche se il servizio di depurazione consiste in un progetto su carta che non si realizza in un effettivo beneficio.

Sempre secondo l’Aula di Montecitorio, il decreto Ronchi porterà anche ad una crescita del 30% della presenza dei privati nella gestione dei servizi pubblici locali, favorendo cioè una crescita degli investimenti sul servizio idrico. Ma è davvero così? I privati porteranno capitali sulle reti? O la situazione resterà ad invecchiare, trasformandosi in un colabrodo? I dati riportati dall’Istat  il  10 dicembre 2009 indicano una tendenza sottovalutata e contraria alla tesi filogovernativa: negli ultimi dieci anni (dal momento in cui sono apparsi sul mercato i soggetti privati) gli investimenti apportati dalle aziende al settore idrico sono drasticamente diminuiti. I documenti registrano infatti una transizione da investimenti di circa 2 miliardi di euro l’anno, ad  investimenti di 700 milioni di euro l’anno (dato relativo al 2008).

E’ bene ricordare poi, che la gestione del servizio idrico si realizza all’interno di una situazione di monopolio naturale, perché l’acqua che scorre nelle tubature delle nostre case deve fluire dalla stessa fonte e quindi, deve essere riconducibile ad un unico gestore. Il problema che emerge è che non possono più esistere differenze tra proprietà del bene e gestione dello stesso. In quest’ottica, il vero proprietario del bene comune (cioè dell’acqua) è chi gestisce le reti, ovvero l’ impresa privata quotata in borsa.

Sembrerebbe perciò facile fare previsioni sugli effetti che la privatizzazione porterà in futuro: crescita incontrollata delle tariffe (come ad Arezzo e ad Aprilia dove le tariffe sono aumentate fino al 400%!) e mancati investimenti per la ristrutturazione delle reti idriche di pubblico servizio (come succede da tempo ad Agrigento e Sciacca, dove l’acqua arriva agli utenti sporca e con turni settimanali). Ecco le modalità secondo cui le casse delle società per azioni possono ricominciare a fiorire, lasciando vuoti, o assolutamente costosi i rubinetti dei più.

Lo Stato confonde forse i significati di privatizzare/privare ?

Iniziano le svendite, ma la storia è sempre quella. E’ la storia di un paese dilaniato dagli interessi personali di piccole o grandi èlite, dell’Italia dei vari Caltagirone e Pisante, della corruzione che diventa burocrazia; è la storia di coloro che senza vergogna speculano sul settore del servizio pubblico e soprattutto collettivo, di coloro che depredano le casse delle pubbliche istituzioni per riempirsi le tasche di malaffari.  Indovinate allora chi mai potrebbe risultare avvantaggiato dalle gare a cui verrà sottoposto il sistema di erogazione dell’acqua potabile? Ovviamente la solita manciata di imprese: ACEA, IRIDE, ENìA, HERA, A2A per fare qualche nome, dietro alle quali si nascondono i pacchetti azionari di Suez-Lyonnaise des Eaux e Veolia, giostrati dalle solite facce, dai soliti beniamini-imprenditori e supereroi della finanza.

Per  meglio capire tutto questo, non ci resta che andare in Francia. Il governo di Parigi, dopo aver affidato per 25 anni il servizio idrico nazionale alle due più grandi multinazionali del paese, ha deciso di fare marcia indietro. Dal primo di Gennaio la capitale francese è effettivamente passata ad un operatore pubblico: il francese Eau de Paris. Una scelta politica segnalata innanzi tutto dal forte malcontento popolare, causato dall’inefficienza della gestione delle reti, dalla strabiliante crescita delle tariffe e dall’impossibilità di applicare un controllo sistematico sulle risorse offerte dal servizio di pubblica utilità.

Così, visto che il governo d’oltralpe tiene in pugno le casse delle grandi ‘famiglie di acqua ed energia’, le mani di GDF Suez e Veolia non potevano che cadere sul nostro Paese. Per citare solo uno dei tanti esempi, raggiungiamo Roma, dove Acea, azienda a partecipazione mista pubblico-privata che ha come azionista di maggioranza il Comune della capitale, detiene la gestione della maggior parte della rete idrica cittadina.

In Acea è rilevante la presenza di Franco Caltagirone. Pur disponendo del solo 7,5 per cento di capitale, il celebre imprenditore italiano può sempre contare sulla sua ‘vicinanza’ con il presidente, Giancarlo Cremonesi. Ma questo ‘potere’ proprio non piace ai francesi GDF Suez, che detengono il 10 per cento delle azioni, e che in questi giorni stanno valutando a braccetto di Mediobanca i futuri scambi azionari con la compagnia. A tutto ciò si può aggiungere che, qualche settimana fa, il sindaco di Roma Gianni Alemanno, aveva dichiarato :“entro la fine del 2010 sarà presa in considerazione l’ipotesi di vendita di una quota del 20% dell’azienda”. Parole poi riadattate e parzialmente rimangiate in vista delle prossime elezioni regionali. Tuttavia, lo scenario prospettato rimane molto concreto. Acea in via di privatizzazione vedrebbe quindi Caltagirone molto interessato, e sottoporrebbe il servizio idrico romano a notevoli pressioni internazionali.

All’interno di questo stesso discorso di strutture ed assetti societari, è bene precisare che Acea guarda anche all’Acquedotto Pugliese con grande interesse. Nel caso ovviamente che si arrivasse ad una cessione di attività. L’Aqp è la più grande infrastruttura idrica d’Europa e conta quasi 25 mila chilometri di rete. Inoltre, è una società per azioni a capitale pubblico da ben 10 anni, da quando cioè (nel 1999) il governo D’Alema ha trasformato l’Ente Autonomo in una società commerciale disciplinata dal diritto privato (tentando successivamente di realizzare una manovra di cessione all’ENEL).

La questione pugliese diventa oggi quanto mai rovente. Tutto merito della campagna elettorale! Come è noto Nichi Vendola, candidato d’opposizione, dichiara di voler rivendicare per la Regione la competenza esclusiva sulla materia idrica. In caso di vittoria della fazione vendoliana, l’Aqp sarà quindi trasformato da società per azioni in ente pubblico e l’acqua pugliese verrà definita come “bene comune, di proprietà collettiva, non assoggettabile a leggi di mercato” ed il servizio idrico integrato “privo di rilevanza economica e sottratto ad ogni regola della concorrenza”.

Su questo assunto fondamentale, si fonda anche la ‘Campagna Salva-Acqua’ lanciata dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua. Il network di esperienze locali propone da diversi mesi un ‘Percorso per la ripubblicizzazione del Servizio Idrico Integrato’ (SII), che partendo dalle piccole realtà locali si attiva tramite strumenti di democrazia diretta. Oltre 400.000 cittadini hanno già sottoscritto una legge d’iniziativa popolare per l’acqua pubblica, che riconosce i giusti diritti all’acqua. Ma visto che la proposta giace da due anni nei cassetti delle commissioni parlamentari, il movimento ha deciso di portare avanti la propria battaglia in altro modo.

“Con  una delibera Comunale di tipo popolare” -dice il Forum Italiano per i Movimenti dell’Acqua- “è possibile proporre una integrazione dello Statuto Comunale”. Inserendo quindi nel documento ufficiale una formulazione che definisce il servizio idrico integrato come servizio pubblico locale di uno specifico ambito territoriale ottimale (ATO) e privo di rilevanza economica, è possibile dare vita ad una gestione pubblica del SII, affidata cioè ad un Ente di diritto pubblico strumentale all’Ente Locale. La gestione del ciclo delle acque diventa perciò una responsabilità dei singoli Comuni. Oggi, sono più di cento i Comuni che hanno modificato il proprio Statuto. Il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua puòquindi dirsi sagomato da una lunga lista di realtà locali, consapevoli delle proprie differenze, ma accomunate dal medesimo desiderio di un ‘altro mondo possibile’.

Ecco perché il 20 Marzo, scenderà in piazza a Roma un movimento vero, radicato nei territori, per una decisa e forte manifestazione nazionale, per la ripubblicizzazione dell’acqua, per la sensibilizzazione sociale, per la tutela dei beni comuni.


“Pensiamo che la manifestazione, oltre ad essere un importante ed unificante momento di lotta, ponga con intelligenza e determinazione la questione della democrazia partecipativa, ovvero l’inalienabile diritto di tutte/i a decidere e a partecipare alla gestione dell’acqua e dei beni comuni, del territorio e dell’energia, della salute e del benessere sociale.”

( www.acquabenecomune.org )

Per tutte le realtà interessate, è convocata per sabato 13 Febbraio, ore 11,30 – 16,30, a Roma presso la sede del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua una prima riunione nazionale per costruire assieme la manifestazione del 20 marzo.



  1. Alexander venerdì 12 febbraio 2010 alle ore 12:15

    L,acqua viene da un fiume,dopo une macchine portano l,acqua in un pozo e l´acquedotti portano l´acqua nelle nostre case¿¿¿

  2. EEEE venerdì 12 febbraio 2010 alle ore 12:15

    MMM el agua.

  3. Anita Berni venerdì 12 febbraio 2010 alle ore 12:15

    ?



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