Oggi ospitiamo una poesia scritta da Sebastiano Turrini.
Piccola riflessione sulla fuggevole.
Credo che il piccolo fuoco dell’appassimento si sia finalmente sopito quel poco che basti perché la luce mi dedichi un poco di spazio. Stanotte c’è un dolce vento d’ebbrezza nell’aria, un sottile strato di nuvole cariche di fulmini che mi fanno sentire un poco principe ed un poco figlio bastardo del desiderio. Addensato come un mucchio di fango mi sveglio stordito dalla fiumana di idee che s’aggrovigliano dentro me, perpetuando quella danza di malinconia che mi trae forse disegno e bianco, amore ed odio…non saprei descriverlo se non come un ozio iperattivo. Lascio la piccola tristezza sul suo piedistallo e mi vesto di lacrime amare di bile e di sentimento, perché l’emozioni mi scivolano nella mente più di quel che resti nel petto. Mi difendo, mi sento e quindi mi contrappongo al mio istinto perché la forza di soddisfarlo mi rende troppo fragile. Sono un poco di paura allo specchio, null’altro.
Ah, il pensiero, primissimo figlio dell’egoismo.
Pascendo nel bagno di questa notte, al formicolio di questa piccola luminaria di fuoco, come uno stoppino bagnato m’inerpico di scintille e puzzo di sobrietà apparente. Dedicandomi un caffè alla luce d’una sigaretta mi rendo conto che ho troppo bisogno di te, chiunque tu sia. Non ti posso tradire, non ti posso amare, non ti posso per niente.
Trafitto, invano, ti scrivo.
Poesia.
Tratto dal libro “Strali”, ed. Kimerik 2009, Sebastiano Turrini







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