[Edizioni Piemme]
Questa è la storia di Afsaneh, una bambina scappata dall’Iran durante la rivoluzione islamica, che ha abbandonato buona parte della propria famiglia per trasfersi a Parigi con la madre. Afsaneh ora si chiama Sara, è cambiata, è cresciuta, vive una vita felice, ha due figli ed un lavoro che le dà soddisfazioni. Adeguarsi all’occidente, conformarsi alla cultura di adozione: è quello che decide di fare per diventare parte integrante del nuovo tessuto sociale.
Dopo ventisette anni, Sara decide di ritornare in Iran. Si serve delle poche fotografie conservate e delle rare lettere ricevute, per ristabilire un contatto con le persone ed i luoghi da tempo abbandonati. Ma quello che trova, è un paese che non riconosce più. La sua città natale non è più la cittadina cosmopolita che ricordava. Tehran si è trasformata in una città sporca ed inquinata, una metropoli. Oggi, quasi il 70 per cento degli iraniani vive in città. La migrazione interna (non solo verso Teheran ma anche verso altri grandi centri urbani) ha accelerato la crescita delle università di Isfahan, Tabriz, Mashad e Shiraz. Il periodo post-rivoluzionario ha visto l’educazione espandersi, le donne entrare in gran numero nella forza-lavoro, ha visto cambiare l’istituto del matrimonio e addirittura quello del divorzio.
Tuttavia, ciò che caratterizza l’Iran sono le sue enormi contraddizioni. In questo ricco romanzo-reportage, Sara Yalda evoca l’immagine di una nazione che rimane superficialmente legata ai propri precetti fondamentalisti a cui, in realtà, finisce per trasgredire. I giovani organizzano feste, guardano film occidentali, ascoltano musica proibita e bevono alcolici, mentre le donne sotto il velo indossano abiti da sera e minigonne, si truccano, discutono del regime e resistono. Questo è il paese in cui una donna non può guidare la moto, ma può sedere in Parlamento. Durante gli ultimi anni, in Iran molte donne sono diventate attiviste politiche, si sono fatte protagoniste delle proteste in piazza, ma rischiano la lapidazione solo se accusate di adulterio, rischiano una pena di 70 frustate e l’umiliazione del controllo dell’imene se sorprese dalla polizia a bere champagne ad una festa. Incontrando le sorelle di Sara, seguendo il viaggio tra mercati e piazze di scuole coraniche, tra feste clandestine e cene di famiglia, è possibile capire quanto siano numerosi i paradossi legati al mondo femminile iraniano.
«Nascondersi sotto un velo non è un gesto qualsiasi. Si diventa davvero qualcun altro. Soprattutto negli ambienti poveri. Tutto il santo giorno si ascolta la solita solfa: l’uomo non deve guardare la donna, e alla donna è proibito provocare l’uomo. Ma siccome la maggior parte degli uomini non riesce a tenere a bada le proprie pulsioni, la loro violenza repressiva cade sulle donne. In pratica, il sesso diventa un’ossessione»
Con gli occhi di una donna ormai straniera al suo paese, Sara Yalda, cerca di decifrare l’Iran. E lo fa magnificamente, in modo semplice, senza rimpianti, riscoprendo il proprio passato grazie ad una inevitabile riflessione sul proprio presente.







![Dany [explored 11-04-2010]](http://farm3.static.flickr.com/2401/4510522356_67f7656ae3_s.jpg)







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