Leggi i nostri ultimi articoli:
Un futuro per la scuola superiore

Quello che vedo oggi, è che ci troviamo di fronte ad un riordinamento della scuola pubblica che non può essere propriamente definito riforma. Riformare, formare qualcosa di nuovo, richiede un percorso ben definito: una volta deciso che cosa è opportuno e logico modificare, allora si stabilisce quante risorse questo necessiti. Abbiamo invece assistito al processo inverso: si era già deciso quanto si sarebbe dovuto spendere e quante risorse andassero “razionalizzate”, e si è cercato di salvare il salvabile.

Come può essere definita questa una riforma? Tale atteggiamento è comprensibile solamente nelle logiche economiche, che trattano di profitto e di capitale finanziario e non di individui e di risorse umane.

Il diritto di ricevere un’istruzione e una formazione che permetta all’individuo di sviluppare appieno la propria personalità viene minacciato da provvedimenti che impoveriscono ulteriormente un sistema già agonizzante. Le scuole sono minacciate dalla riduzione dell’orario scolastico, dai tagli al personale docente e non, dal precariato degli insegnanti, dalla mancata erogazione di fondi, dall’eliminazione di centinaia di sperimentazioni.

Sono consapevole che la crisi economica che ha colpito il sistema mondiale possa avere ripercussioni sulla scuola, ma mi domando se queste scelte verticistiche non siano anche di natura politica. Infatti la crisi ha colpito gravemente nel dicembre 2008, ma a quel tempo i tagli erano già stati decisi. Oggi lo stato sta aiutando banche e grandi industrie italiane ad uscire dalla crisi; perchè in questa logica la scuola non trova spazio?

Questo denota una mancanza di organicità e lungimiranza necessaria per lo sviluppo di un paese democratico. Oppressi dai problemi dell’oggi, ci si è dimenticati di guardare al futuro. Parlo di futuro perchè sono profondamente convinto di essere parte di esso e credo che non basti “rattoppare” la situazione con provvedimenti di emergenza, che non siano affiancati da programmi a lungo termine. E l’investimento di risorse umane, è certamente un investimento a lungo termine, che prevede sacrifici, ma che al tempo stesso può produrre grandi risultati. L’attuale rettore dell’Università di Bologna, Ivano Dionigi, a Gennaio durante una conferenza, ha affermato che “le risorse umane sono principio e motore di tutto e producono infinitamente di più del semplice profitto”. Se questo è vero, una politica simile appare miope rispetto ai problemi che interessano le nuove generazioni. Appare sorda alle richieste di noi studenti che viviamo ogni giorno la nostra scuola e costituiamo il motivo stesso della sua esistenza.

Siamo noi quelli che dovrebbero essere messi al centro dell’attenzione quando si decidono le politiche scolastiche. Non stiamo al margine, non siamo elemento di cornice. Noi studenti siamo i più grandi protagonisti. E la scuola è il profondo denominatore che ci aggrega tutti, ricchi e poveri, di un partito o dell’altro.

Dovrebbe essere dunque dovere morale di ogni cittadino schierarsi per una scuola pubblica, libera e laica che possa essere degna del grande ruolo che ricopre da secoli: formare i cittadini e creare il futuro del nostro paese.



  1. Niente da dire? Perché non ci lasci un commento?




Get Adobe Flash playerPlugin by wpburn.com wordpress themes
Blog WebMastered by All in One Webmaster.